REDDITO, LAVORO E ABITARE

Il triangolo della disuguaglianza

Compagne e compagni, parlare di casa senza parlare di reddito e lavoro significa raccontare solo metà della verità. La crisi abitativa non nasce dal nulla: nasce dalla precarietà, dai salari bassi, dalla disoccupazione, dalla mancanza di tutele, dalla trasformazione del lavoro in una condizione instabile e intermittente.

A Napoli, più che altrove, il legame tra reddito, lavoro e abitare è diretto, evidente, brutale.

Chi non ha reddito non ha casa. Chi ha un reddito basso non può permettersi un affitto. Chi ha un lavoro precario vive in una condizione abitativa precaria. Chi perde il lavoro rischia lo sfratto. Chi non ha contratto non può accedere al mercato privato. Chi vive di lavori saltuari non può sostenere aumenti improvvisi degli affitti.

La casa è il primo luogo dove si manifesta la disuguaglianza economica. E negli ultimi tre anni questa disuguaglianza è aumentata.

Il reddito a Napoli (2024–2026): una città che vive con poco

Napoli è stabilmente una delle città con il reddito medio più basso d’Italia.

Dati aggiornati

  • Reddito medio 2025: 17.400 € annui (fonte MEF)

  • Reddito medio 2026: leggero aumento, ma ancora sotto i 18.000 €

  • Differenza rispetto alla media nazionale: –27%

  • Disoccupazione 2025: 19,8% (una delle più alte d’Italia)

  • Disoccupazione giovanile 2026: oltre il 42%

Questo significa:

  • meno capacità di sostenere affitti;

  • meno possibilità di accedere al mercato privato;

  • più rischio di morosità;

  • più vulnerabilità in caso di perdita del lavoro;

  • più dipendenza dal patrimonio ERP;

  • più esposizione agli sfratti.

Il reddito basso non è una scelta: è una condizione strutturale. È il risultato di un modello economico che non redistribuisce, non protegge, non sostiene.

La precarietà lavorativa: il motore della crisi abitativa

Tra il 2024 e il 2026, la precarietà è diventata la forma dominante del lavoro a Napoli.

Dati aggiornati

  • Contratti a termine: 32% dei rapporti attivi

  • Part-time involontari: 21%

  • Lavoro intermittente: +18% rispetto al 2023

  • Lavoro nero: stimato oltre il 20% dell’economia locale

  • Retribuzione media dei contratti precari: 650–900 € mensili

Questa precarietà produce precarietà abitativa.

Una persona che non sa se lavorerà il mese prossimo non può impegnarsi in un contratto di affitto. Una persona che vive con 600–700 euro al mese non può sostenere un affitto da 500–600 euro. Una persona che perde il lavoro non può evitare la morosità.

La precarietà non è solo un problema economico: è un problema abitativo.

Il mercato degli affitti: una trappola per chi lavora

Gli affitti privati a Napoli sono diventati insostenibili.

Dati 2024–2026

  • Aumento medio degli affitti: +28% tra 2023 e 2026

  • Aumento nei quartieri centrali: +35–40%

  • Affitto medio di un bilocale: 650–750 €

  • Affitto medio di una stanza per studenti: 380–500 €

Il mercato degli affitti non è un mercato libero: è un mercato che espelle i poveri e i lavoratori precari.

È un mercato dove:

  • i contratti sono brevi e instabili;

  • le richieste di garanzie sono impossibili;

  • chi ha redditi bassi viene discriminato;

  • gli sfratti per finita locazione vengono usati come arma;

  • gli alloggi vengono trasformati in B&B e affitti brevi.

Il lavoro povero: una realtà diffusa

A Napoli esiste una categoria enorme di persone che lavorano ma non riescono a vivere.

Parliamo di:

  • lavoratori delle pulizie;

  • lavoratori della logistica;

  • rider;

  • commesse;

  • operatori sociali;

  • lavoratori dei servizi;

  • lavoratori della ristorazione;

  • lavoratori del turismo.

Dati 2024–2026

  • Retribuzione media nei servizi: 800–950 €

  • Retribuzione media nella logistica: 1.050–1.200 €

  • Retribuzione media nella ristorazione: 700–900 €

  • Retribuzione media dei rider: 4–6 € a consegna

Sono lavoratori che:

  • hanno salari bassi;

  • non hanno tutele;

  • non hanno stabilità;

  • non hanno continuità;

  • non hanno potere contrattuale.

Il lavoro povero produce abitare povero. E l’abitare povero produce esclusione.

La morosità incolpevole: quando il lavoro non basta

La morosità incolpevole è la prova che il lavoro non garantisce più la casa.

Dati 2024–2026

  • Morosità incolpevole: 86% degli sfratti

  • Domande respinte: +22%

  • Tempi di erogazione dei contributi: 4–6 mesi

  • Aumento delle famiglie morose: +19%

Le famiglie diventano morose perché:

  • perdono il lavoro;

  • subiscono riduzioni di orario;

  • hanno contratti intermittenti;

  • hanno spese impreviste;

  • vivono con salari troppo bassi;

  • subiscono aumenti degli affitti.

La morosità non è una colpa: è una conseguenza della precarietà.

Il ruolo degli affitti brevi: una minaccia per chi lavora

Tra 2024 e 2026, gli affitti brevi hanno trasformato il mercato.

Dati aggiornati

  • +34% di case convertite in affitti brevi

  • +28% aumento degli affitti privati

  • +19% sfratti per finita locazione legati ai B&B

  • quartieri come Centro Storico, Chiaia, Vomero, Montesanto, Quartieri Spagnoli completamente stravolti

Gli affitti brevi:

  • sottraggono case ai residenti;

  • aumentano i prezzi;

  • spingono i proprietari a non rinnovare i contratti;

  • generano sfratti per liberare gli immobili;

  • rendono impossibile trovare casa con un reddito normale.

Sono una delle cause principali della crisi abitativa dei lavoratori.

Gli studenti e i giovani lavoratori: i più colpiti

Gli studenti e i giovani lavoratori vivono una condizione drammatica.

Dati 2024–2026

  • affitti altissimi;

  • stanze a prezzi fuori mercato;

  • contratti irregolari;

  • richieste di garanzie impossibili;

  • sfratti frequenti;

  • precarietà totale.

La città non offre soluzioni. Il mercato li espelle. Il pubblico non interviene.

Il ruolo dell’Unione Inquilini

L’Unione Inquilini è spesso l’unica struttura che difende chi lavora.

Tra il 2024 e il 2026 abbiamo:

  • tutelato oltre 1.800 famiglie;

  • ottenuto 312 rinvii di sfratti;

  • accompagnato 400 nuclei nelle procedure di morosità incolpevole;

  • difeso oltre 600 minori;

  • sostenuto centinaia di lavoratori poveri;

  • supportato studenti e giovani lavoratori;

  • denunciato abusi;

  • mobilitato quartieri;

  • fatto pressione sulle istituzioni;

  • lottato contro gli affitti brevi.

Il sindacato degli inquilini è il sindacato dei lavoratori precari dell’abitare.

Cosa serve: una politica che unisca lavoro e casa

Per affrontare la crisi abitativa serve una strategia che unisca lavoro e reddito.

1. Salari dignitosi

Un salario che non permette di pagare un affitto è un salario ingiusto.

2. Regolamentazione degli affitti privati

Calmierare i prezzi, limitare gli affitti brevi, tutelare i lavoratori.

3. Fondo comunale per la morosità incolpevole

Rapido, accessibile, sufficiente.

4. Recupero degli alloggi ERP

Ogni casa vuota è un fallimento sociale.

5. Politiche per i giovani e gli studenti

Case a prezzi calmierati, residenze pubbliche, contratti stabili.

Conclusioni

Il lavoro senza casa è precarietà. La casa senza reddito è impossibile. Il reddito senza tutele è povertà.

Il XII Congresso dell’Unione Inquilini deve affermare un principio chiaro:

La casa è un diritto, non un premio per chi ha reddito. Il lavoro deve garantire la casa. La povertà non deve essere punita. La precarietà non deve essere una condanna.

Napoli deve diventare la città che difende chi lavora, chi studia, chi vive con poco, chi non ha tutele.

La casa è il primo diritto sociale. E noi siamo qui per difenderlo.