SITUAZIONE ERP A NAPOLI

Introduzione: la contraddizione di Napoli

Compagne e compagni, parlare di edilizia residenziale pubblica a Napoli significa entrare nel cuore di una contraddizione che da decenni segna la vita di migliaia di famiglie. Napoli è una città che possiede uno dei patrimoni ERP più vasti d’Italia: decine di migliaia di alloggi pubblici, distribuiti dal centro alle periferie, dalle colline alle pianure, dai quartieri storici alle zone di espansione urbana.

Eppure, Napoli è anche una città dove migliaia di persone vivono senza casa, in attesa di un alloggio che non arriva mai, in emergenza abitativa permanente, in occupazione per necessità, in sfratto esecutivo senza alternative.

Questa contraddizione non è un incidente della storia. È il risultato di scelte politiche sbagliate, di abbandono istituzionale, di mancanza di investimenti, di frammentazione gestionale, di un progressivo indebolimento del ruolo del pubblico. È il risultato di un modello che ha smesso di considerare la casa un diritto e l’ha trasformata in un problema amministrativo, in un costo, in un fastidio.

Oggi, qui, al congresso dell’Unione Inquilini Napoli, dobbiamo dirlo con chiarezza: il patrimonio ERP è stato tradito. Tradito dalle istituzioni, tradito dalle politiche nazionali, tradito da chi avrebbe dovuto garantire manutenzione, assegnazioni, trasparenza, tutela. Ma non è stato tradito dalle persone: le famiglie, gli inquilini, i comitati, i quartieri popolari hanno resistito, hanno denunciato, hanno lottato. E noi siamo stati con loro, ogni giorno.

Il patrimonio ERP: numeri, realtà, ferite

Il patrimonio ERP napoletano è enorme. Ma la sua grandezza non è una ricchezza: è una responsabilità tradita.

Oggi, una parte significativa degli alloggi pubblici è inutilizzabile. Non per colpa degli inquilini, ma per colpa dell’assenza di manutenzione, della mancanza di programmazione, dei ritardi, dei rimpalli, della burocrazia che paralizza tutto.

Parliamo di:

  • alloggi sfitti da anni perché nessuno interviene per renderli abitabili;

  • alloggi vandalizzati e mai recuperati;

  • alloggi occupati per necessità, spesso da famiglie con minori;

  • alloggi assegnati ma non abitati, perché in condizioni indegne;

  • alloggi con infiltrazioni, muffe, crolli, impianti fuori norma;

  • alloggi con ascensori fermi da anni, con persone anziane prigioniere in casa;

  • alloggi dove la manutenzione non arriva mai, nemmeno dopo decine di segnalazioni.

La fotografia è chiara: il patrimonio ERP esiste, ma non funziona. E quando il patrimonio non funziona, non garantisce il diritto alla casa. Quando non garantisce il diritto alla casa, produce emergenza. Quando produce emergenza, produce disperazione. E quando produce disperazione, produce occupazioni, conflitti, tensioni sociali.

La frammentazione istituzionale: un labirinto che non porta da nessuna parte

La gestione dell’ERP a Napoli è un labirinto. Un labirinto dove ogni porta apre su un’altra porta, dove ogni ufficio rimanda a un altro ufficio, dove ogni competenza è divisa in mille pezzi.

Comune di Napoli. Regione Campania. ARCA (ex IACP). Ministero delle Infrastrutture. Prefettura. Municipalità. Società partecipate. Ditte di manutenzione esterne.

Una frammentazione che produce:

  • rimpalli di responsabilità;

  • ritardi nelle assegnazioni;

  • interventi solo emergenziali;

  • totale mancanza di trasparenza;

  • graduatorie ferme per anni;

  • alloggi pronti ma non assegnati;

  • famiglie che non sanno a chi rivolgersi;

  • istituzioni che non sanno cosa possiedono.

Il risultato è devastante: nessuno sa esattamente quanti alloggi siano disponibili, quanti siano recuperabili, quanti siano assegnabili. E quando non si conosce il patrimonio, non si può governarlo. Quando non si governa il patrimonio, lo si abbandona. E quando lo si abbandona, lo si perde.

Le liste d’attesa: la ferita che non guarisce

A Napoli, migliaia di famiglie attendono una casa popolare. Alcune da cinque anni. Altre da dieci. Altre da quindici.

Le liste d’attesa sono troppo lente, troppo rigide, troppo burocratiche. Sono liste che non tengono conto della realtà sociale, della povertà urbana, della fragilità dei nuclei familiari, della presenza di minori, della disabilità, della violenza domestica, degli sfratti per morosità incolpevole.

Una famiglia sfrattata oggi non può aspettare cinque anni. Una famiglia con minori non può vivere in auto. Una famiglia senza reddito non può pagare un affitto privato.

La lista d’attesa, così com’è, non risponde ai bisogni della città. È un meccanismo che produce esclusione, non inclusione. Che produce attesa, non soluzione. Che produce sofferenza, non tutela.

Le occupazioni: sintomo di un sistema che non funziona

Le occupazioni abitative a Napoli non sono un fenomeno criminale. Sono un fenomeno sociale. Sono la risposta disperata di chi non ha alternative.

Chi occupa non lo fa per scelta. Lo fa perché:

  • non ha reddito sufficiente;

  • non ha accesso al mercato privato;

  • non ha tutela istituzionale;

  • non ha protezione sociale;

  • non ha un piano B.

Le occupazioni sono la prova che il sistema pubblico non garantisce il diritto alla casa. Criminalizzare le famiglie non risolve il problema: lo nasconde. Lo sposta. Lo rende invisibile. Ma non lo elimina.

La verità è che le occupazioni sono un termometro sociale: indicano la febbre del sistema. E quando la febbre è alta, non si rompe il termometro: si cura la malattia.

La manutenzione: il grande assente

Il patrimonio ERP napoletano soffre di una mancanza cronica di manutenzione. Non parliamo di dettagli: parliamo di sicurezza, salute, vivibilità.

Tetti che crollano. Facciate pericolanti. Ascensori fermi da anni. Impianti elettrici fuori norma. Fogne che esplodono. Infiltrazioni ovunque. Scale e pianerottoli degradati. Cortili abbandonati.

La manutenzione non è un lusso. È una condizione minima per garantire dignità. Senza manutenzione, il patrimonio si degrada. Quando si degrada, si svuota. Quando si svuota, viene occupato. Quando viene occupato, viene criminalizzato.

È un circolo vizioso che va spezzato. E va spezzato ora.

Il ruolo dell’Unione Inquilini: presenza, lotta, dignità

In questo scenario, l’Unione Inquilini Napoli ha svolto un ruolo fondamentale. Un ruolo che nessuna istituzione ha saputo svolgere con la stessa continuità, con la stessa presenza, con la stessa capacità di ascolto.

Abbiamo:

  • difeso gli inquilini ERP;

  • tutelato le famiglie sfrattate;

  • accompagnato le persone nelle procedure di assegnazione;

  • denunciato il degrado;

  • organizzato mobilitazioni per la manutenzione;

  • sostenuto i quartieri popolari;

  • offerto supporto legale;

  • mediato con le istituzioni;

  • lottato contro gli sgomberi;

  • promosso il recupero degli alloggi sfitti.

Il sindacato degli inquilini è spesso l’unico presidio reale nei quartieri popolari. L’unico punto di riferimento. L’unica voce che non si spegne. L’unica presenza che non arretra.

Cosa serve a Napoli: una strategia chiara, concreta, immediata

Per affrontare la crisi ERP servono cinque azioni immediate, non rinviabili.

1. Censimento completo del patrimonio ERP

Sapere quanti alloggi ci sono, quanti sono abitati, quanti sono vuoti, quanti sono recuperabili. Senza dati, non c’è politica. Senza conoscenza, non c’è governo del territorio.

2. Recupero degli alloggi sfitti

Ogni alloggio vuoto è un fallimento sociale. Ogni alloggio vuoto è una famiglia che potrebbe avere una casa e non ce l’ha.

3. Manutenzione straordinaria e ordinaria

Programmata, trasparente, verificabile. Non interventi spot, non rattoppi, non emergenze. Una manutenzione che restituisca dignità ai quartieri.

4. Assegnazioni rapide e trasparenti

Graduatorie aggiornate, criteri chiari, tempi certi. La casa non può essere un premio: deve essere un diritto.

5. Coinvolgimento degli inquilini

Comitati di quartiere, autogestione, vigilanza partecipata. Gli inquilini non sono utenti: sono cittadini. Sono parte della soluzione, non del problema.

Conclusione: la casa come fondamento della democrazia

Compagne e compagni, la situazione dell’ERP a Napoli è grave, ma non è irreversibile. Non è una condanna. Non è un destino.

È una sfida politica. Una sfida sociale. Una sfida umana.

La casa è il primo mattone della democrazia. Senza casa non c’è dignità. Senza dignità non c’è libertà. Senza libertà non c’è futuro.

Noi siamo qui per questo: per difendere chi non ha voce, chi non ha casa, chi non ha diritti.

La nostra missione è la nostra storia. E la nostra storia continua.